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In ricordo di Gaetano De Leo

IN RICORDO DEL PROF. GAETANO DE LEO (1940-2006), DI PATRIZIA PATRIZI

Pubblicato in Studi sulla questione criminale. II: 2, 2007, 103-107

Dedichiamo queste pagine a un ricordo del Professor Gaetano De Leo.

Massimo esponente degli studi sulla devianza delle persone minorenni, sui metodi e i modelli dell’intervento, il Professor De Leo ha contribuito significativamente alla definizione e agli sviluppi della Psicologia giuridica. Di questa materia era Ordinario all’Università di Bergamo.

Nella psicologia accademica, è stato protagonista di importanti punti di svolta: dalla fine degli anni Settanta ha insegnato Criminologia all’Università di Padova e successivamente alla Sapienza di Roma (prima di allora l’insegnamento veniva mutuato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia). Presso quest’ultimo Ateneo è stato titolare di Psicologia giuridica dal 1989, anno di prima attivazione in Italia. Due date significative per il mondo accademico e nel panorama scientifico. È con Gaetano De Leo, infatti, che la psicologia si apre a quei due insegnamenti, ratificando la rilevanza dell’incontro fra la scienza psicologica e le questioni emergenti dalla sua interazione con il diritto e la giustizia.

Il suo pensiero di studioso si è caratterizzato per una continua tensione interdisciplinare che ha affermato, per la psicologia, l’esigenza di individuare orientamenti e linguaggi capaci di dialogare con il diritto, ma anche con altre prospettive e ambiti disciplinari, per potersi muovere in territori complessi, dei diritti e delle giurisdizioni, attraversati da dilemmi sociali che trascendono le storie di vita dei singoli individui ma che su quelle storie agiscono potenti definizioni, che sono pratiche e simboliche, che sanciscono “verità” e direzionano esistenze.

Studioso di matrice interazionista, ha rivolto il suo primo impegno di ricerca a un lavoro teorico originale sui concetti di normalità e di devianza approfondito, dalla prima metà degli anni Settanta, in rapporto ai processi informali e formali del controllo sociale e alle forme istituzionali di definizione dei ruoli devianti. Gli sviluppi successivi si sono orientati su un’analisi psicologico-sociale dei paradigmi esplicativi in criminologia, fondando le basi di quella che sarebbe stata una sua linea di pensiero condotta con dinamico rigore: riconsiderare la questione epistemologica in criminologia, come strumento di equilibrio fra pluralismi; approfondire il rapporto fra la complessità del fenomeno criminale e le categorie teoriche elaborate a fini conoscitivi e d’intervento. Alcuni suoi scritti degli anni Novanta tematizzano questi due nuclei di riflessione evidenziando, da una parte, l’esigenza di ricomporre in un’identità del pensiero criminologico forme tradizionali e modelli emergenti di teorizzazione sul crimine; dall’altra, la necessità di ridurre uno scarto evidente fra le nuove espressioni del fenomeno criminale e la capacità teorica di elaborare strumenti concettuali più sensibili al loro progressivo divenire. Intorno a questi due nuclei Gaetano De Leo ha identificato obiettivi di lavoro che hanno interagito con un’esigenza condivisa da altri studiosi, promuovendo nel settore un dibattito teorico e di metodo le cui ripercussioni hanno contribuito non solo a innovare lo scenario scientifico, ma a tracciare nuove linee di azione operativa nei confronti del crimine e della sua prevenzione.

All’interno di tale dibattito, con un’attenzione costante all’impatto giuridico, normativo e istituzionale dei modelli concettuali proposti, il Professor De Leo ha rivisitato in chiave critica l’evoluzione del pensiero teorico in criminologia, individuando nell’azione una unità di analisi capace di rappresentare criteri di congruenza fra il piano fenomenico su cui si realizza il crimine e il piano speculativo che si propone di studiarlo. A partire da questo impegno di adeguamento dei criteri di approccio alle caratteristiche dell’oggetto di studio, Gaetano De Leo ha avviato in Italia un fecondo filone di studio sull’azione criminale, condotto nella prospettiva dell’Interazionismo simbolico. Dalle prime elaborazioni teoriche sul rapporto fra i costrutti di “azione violenta” e di “identità deviante”, prodotte attraverso una sistematica indagine clinica-casistica su adolescenti in attesa di giudizio e l’attività peritale su alcuni dei più eclatanti casi di omicidio italiani, lo studioso ha poi approfondito le dimensioni costitutive della condotta criminale secondo un orientamento metodologico ed epistemologico che privilegia la narrazione (soggettiva e istituzionale) come strumento per accedere all’intenzionalità pragmatica e comunicativa dell’attore sociale. La sua teoria dell’«azione deviante comunicativa», nei suoi rapporti con la responsabilità sotto il profilo psicologico e giuridico, ha costituito specifico oggetto di studio, consentendo chiavi di lettura delle condotte violente fino ad allora non completamente esplorate. Questo contributo scientifico si è costantemente disposto alla prova del contraddittorio giudiziario fornendo una chiara dimostrazione di come teoria, ricerca e applicazioni pratiche in contesti reali possano coesistere e reciprocamente valorizzarsi.

Stessa sistematica attenzione ha rivolto allo studio del disagio e delle situazioni a rischio nell’adolescenza, ai processi di vittimizzazione e alla sicurezza sociale, alle politiche della penalità minorile e alla legislazione, con particolare riguardo al problema dell’imputabilità in età evolutiva.

Proprio dal lavoro sull’imputabilità si è sviluppato, dai primi anni Ottanta, un interesse che sarebbe diventato centrale nel percorso dei suoi studi, quello sulla responsabilità. Tale questione è stata focalizzata con contributi teorici e progetti di ricerca empirica che hanno aperto un intenso e vivace dibattito soprattutto in Italia, ma anche all’estero, con importanti riscontri sul piano delle riforme legislative. Nel 1987, su nomina del Ministro Guardasigilli, Gaetano De Leo è stato membro della Commissione nazionale che ha redatto le Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni, unico docente di discipline non giuridiche a farne parte.

Come ci ha insegnato, a partire dagli anni del suo impegno di esperto all’interno degli Istituti Penali per i Minorenni, poi consulente nazionale del Dipartimento per la Giustizia Minorile, lavorare in chiave di responsabilità, nel processo penale, significa promuovere risorse e occasioni di cambiamento nell’ottica di una costruzione attiva di processi evolutivi e di scelte. Era una delle sue convinzioni teoriche: la responsabilità come «schema funzionale che regola e organizza le interazioni tra individuo, norma e società», la responsabilità come reciprocità d’impegno fra gli attori sociali e i loro sistemi, come funzione del rapporto fra l’individuo, le sue azioni, le capacità soggettive di rispondere di quelle stesse azioni ai sistemi di aspettative istituzionalizzati.

Rilevanti sono anche i suoi contributi allo sviluppo di tecniche per l’ascolto della testimonianza di minori presunte vittime di abuso sessuale, espressione dei suoi più recenti approfondimenti nell’importante area della psicologia investigativa. Con rigore metodologico ha saputo stimolare la costruzione di prassi e procedure condivise a livello internazionale, affinando la ricerca e gli strumenti in un contesto così complesso come quello dell’ascolto protetto in sede giudiziaria.

Gli interessi di ricerca fin qui tracciati definiscono solo il nucleo centrale del suo profilo di studioso. Molti sono gli ambiti, anche di frontiera, da lui esplorati. Molte le tematiche tradizionali approfondite. Costante l’attenzione a mantenere attivo e aggiornare il confronto fra i risultati della ricerca scientifica in ambito psicologico e le riflessioni critiche e propositive emergenti dalle sfide, sempre nuove, provenienti dal mondo della giustizia e del diritto. Con quelle sfide Gaetano De Leo ha interagito alla ricerca di nuovi paradigmi capaci di assumerne i significati entro le crescenti tensioni esplicative del pensiero criminologico e psicologico-giuridico.

Ma tutto questo rappresenta solo parzialmente la complessità del suo pensiero e la fecondità dell’impegno che ha saputo declinare nel campo del diritto e dei diritti, su temi ad ampia rilevanza sociale, dall’esclusione istituzionalizzata ai sistemi per la tutela di bambine, bambini e adolescenti, mettendo il suo sapere a disposizione della collettività. In relazione a tali temi ha sviluppato una rete di collaborazioni estere, in particolare, con le Università di Rotterdam, Saarbrücken, Barcellona, Londra, e partecipato a importanti programmi di cooperazione internazionale. Lo ricordiamo, fra l’altro, come esperto dell’ONU per un progetto rivolto ai “bambini di strada” in Argentina e in Uruguay e per la collaborazione con il Center for International Crime Prevention, finalizzata a individuare standard minimi di intervento nelle carceri dei Paesi aderenti alle Nazioni Unite e a innovare i progetti di formazione degli operatori penitenziari. Significativo il suo contributo alla definizione e allo sviluppo del progetto transnazionale che ha portato alla creazione del Centro Europeo di Studi sulla devianza e sul disagio minorile con sede a Nisida (Ministero della Giustizia – Dipartimento per la Giustizia Minorile), nell’obiettivo prioritario di un’azione sinergica fra i Paesi membri dell’Unione Europea nello studio della delinquenza minorile e nella predisposizione di adeguate politiche di contrasto del fenomeno. Una finalità che Gaetano De Leo ha da sempre perseguito quella di ricondurre i progressi della ricerca scientifica alle pratiche operative e di monitorarne l’implementazione, come nel caso dei programmi di intervento nei confronti degli autori di reato sessuale. Su questo tema è stato coordinatore scientifico del progetto transnazionale For-W.O.L.F. (Formazione per W.O.L.F. – Working on Lessening Fear) promosso e realizzato, in collaborazione con altri partner europei, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Numerose le Commissioni ministeriali e interministeriali di cui è stato componente: fra le altre, quelle per lo studio del rischio psicologico-sociale in età evolutiva (Ministeri della Ricerca scientifica e degli Affari sociali), per lo sviluppo degli interventi sociali (Ministero della Solidarietà sociale), per la prevenzione del rischio di coinvolgimento dei minori in attività criminose (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento degli Affari sociali).

Il Professor De Leo è stato membro della Commissione deontologica presso l’Ordine degli Psicologi del Lazio. La deontologia professionale, l’etica del sapere praticato in chiave di confronto dialettico, la sensibilità di scambio comunicativo fra le conoscenze scientifiche e quelle prodotte nell’ambito delle pratiche professionali hanno caratterizzato il suo modo di essere e di porsi in relazione ai sistemi di attività, con la generosità di un apporto culturale che si è distinto per gli orizzonti, al contempo, ampi e contestuali che ha saputo tracciare. Lo ricordano le operatrici e gli operatori della giustizia, quelli del territorio, del privato sociale, professioniste e professionisti di diversa formazione disciplinare, studenti, specializzande/i, giovani psicologhe, psicologi ed esperti che nei suoi insegnamenti hanno trovato le linee guida per interagire in modo competente nei complessi scenari della giustizia penale e civile, per intervenire con gli strumenti della propria professione, cauti nell’interpretazione, accorti alla reificazione dei significati di comportamenti e processi, creativi e tenaci nelle ipotesi di cambiamento.

Sul tema dell’etica in rapporto alle responsabilità individuali, di contesto e collettive, nella visione comunicativa ed ecologica da lui tracciata, stava conducendo programmi di ricerca, consulenza e formazione in contesti organizzativi.

Gaetano De Leo lo studioso, Gaetano De Leo il professore. Docente e formatore di generazioni di studenti e specializzandi, di professionisti alle prime armi e di operatori esperti. Non solo. Per molte, molti di noi Gaetano De Leo è stato l’ineguagliabile mentore che ha saputo accompagnare i nostri percorsi di crescita professionale all’interno dell’accademia e fuori, nei contesti della giustizia e nei suoi dintorni. Un accompagnamento discreto, una guida presente, mai invasiva. Lo sapeva lui, il nostro Maestro, che per crescere è necessario mettersi alla prova in prima persona, con competenza, consapevoli dei propri limiti ma fiduciosi nelle proprie risorse, con passione. Disposti ad ascoltarsi, a cogliere nell’altro, nella relazione, nella tenuta degli obiettivi, nella forza dell’esperienza, gli strumenti della conoscenza, di un sapere che si dispone ad apprendere stando dentro le situazioni. E allora il mentore diviene, progressivamente, una referenza interna, una voce che sollecita senza mai sostituirsi, fonte di sicurezza e di equilibrio, una presenza solida e dinamica, come ci piace ricordarlo nelle immagini di sempre.

Bibliografia Prof. De Leo