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Tempio Pausania: nel carcere di Nuchis si sperimenta la “giustizia riparativa”.

Centro_Detenzione_El_Olimpo
La Nuova Sardegna, 22 settembre 2014.
Una comunità che accoglie la vittima, che include chi ha commesso il reato, che sana i conflitti piuttosto che esasperarli. Ciò che un carcere moderno dovrebbe essere, un’idea sulla quale è in corso uno studio da parte di un gruppo di lavoro che sta operando una sperimentazione partendo dalla Casa di Reclusione di Nuchis: la chiamano “giustizia riparativa” e mercoledì, con inizio alle 10 nella sala riunioni al primo piano del municipio, si svolgerà una conferenza sull’argomento.
È la seconda, dopo quella del 18 giugno scorso, ed è organizzata dal dipartimento di scienze politiche, scienze della comunicazione e ingegneria dell’informazione dell’Università di Sassari, insieme alla direzione della casa di reclusione guidata da Carla Ciavarella. Il carcere di Nuchis, con questo tipo di iniziative, si avvia a diventare, primo in Italia, un laboratorio sociale di sperimentazione amministrativo-politico ad approccio riparativo-relazionale sul modello delle restorative city inglesi. Il progetto è finanziato con fondi della legge regionale per la promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in Sardegna.
Il gruppo di lavoro diretto dalla professoressa Patrizia Patrizi, ordinario dell’Università di Sassari, ha deciso di sviluppare la ricerca partendo proprio dalla Gallura e intende procedere anche attraverso l’incontro ed il confronto con i rappresentanti delle istituzioni locali, le associazioni e i volontari che svolgono la loro opera al servizio degli altri (e non solo all’interno del penitenziario).
Sono invitati i rappresentati delle istituzioni locali, i giudici, gli avvocati, le forze di polizia, la comunità ecclesiastica, il mondo della scuola, le associazioni di volontariato ed ovviamente la direzione del carcere, che parteciperà anche con una rappresentanza di detenuti. Alcuni mesi fa di giustizia riparativa si era parlato sempre nel carcere di Nuchis nel corso di una conferenza che aveva presentato i risultati del cosiddetto “Progetto Sicomoro“, a carattere internazionale, capace di mettere a confronto per mesi, all’interno dell’istituto di pena, vittime e autori di delitti (protagonisti di vicende non collegate però direttamente fra loro). Fu uno dei momenti più belli ed esaltanti per la casa di reclusione non solo per ciò che riguarda la vita e l’attività carceraria ma anche per quanto concerne gli aspetti sociali e normativi del nostro Paese.
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